Osservatorio qualità della vita – OsservaRE

REPORT EDIZIONE 2023

I REGGIANI E LA VITA DA «MEDIANO»
La fotografia della provincia di Reggio Emilia tra stabilità, sobrietà e identità produttiva

Il 2023 è stato un anno segnato da tensioni internazionali, inflazione elevata, crisi energetica e un clima economico incerto. Un contesto che ha reso evidente come il cambiamento sia diventato la nuova normalità.

Eppure, nonostante le difficoltà, il territorio reggiano ha mostrato una caratteristica distintiva: la capacità di tenuta. Le percezioni dei cittadini rivelano una società solida, agganciata alle proprie istituzioni, alla forza del sistema produttivo, alla qualità del capitale umano e al valore della formazione. Una comunità che sta “nel mezzo”, con equilibrio e concretezza.

1. Una stabilità che resiste, pur su un piano inclinato

La maggior parte dei reggiani non segnala cambiamenti significativi nelle risorse familiari degli ultimi cinque anni (50,5%) e prevede una sostanziale continuità anche per il 2024 (54,4%).
Tuttavia, cresce la preoccupazione per la tenuta dell’economia del territorio, dell’Italia e dell’Europa: le attese di peggioramento prevalgono nettamente.

Preoccupano soprattutto:

  • costo della vita e aumento dei prezzi;
  • conflitti internazionali;
  • futuro delle giovani generazioni;
  • cambiamenti climatici.


L’“ascensore sociale” è prevalentemente fermo (56,2%), ma un terzo dei cittadini percepisce una discesa (34,7%). È una stabilità, dunque,
inclinata, che tocca in modo diverso famiglie e territori.

2. Qualità della vita: una “medietà” che convince

Nella costruzione dell’indice di qualità della vita, il 62,5% non rileva particolari cambiamenti. Una percezione migliore rispetto a quella degli emiliano-romagnoli e degli italiani.
Il 57% considera il proprio Comune un luogo dove si vive come, o meglio, rispetto ad altre città simili; oltre la metà giudica il funzionamento dell’amministrazione in linea con quello di altre realtà.

Il paradosso?

  • Il 57,4% è molto contento di vivere nel proprio Comune,
  • ma solo il 19% riconosce a Reggio Emilia un ruolo economico rilevante a livello regionale, e il 15% un peso politico significativo.


Un tratto di
understatement: consapevoli del valore del territorio, ma restii a riconoscerne appieno la forza.

3. Fiducia nelle istituzioni, più che nei singoli

La ricerca mette in luce una fiducia più radicata nelle istituzioni pubbliche che nelle singole figure politiche. In caso di difficoltà economiche, dopo famiglia e amici, i reggiani si rivolgerebbero soprattutto al Comune e allo Stato (17,6%).

La dimensione comunitaria appare invece meno rilevante: parrocchie, vicinato e reti di prossimità sono citate solo da una minoranza.
Tra le istituzioni, il podio della fiducia vede:

  • Forze dell’ordine (34,8%)
  • Comune e Pubblica Amministrazione (26,5%)
  • Sindaco (13,9%)


Le istituzioni funzionano e restano punti di riferimento solidi.

4. Una società e un’economia “laburiste”

Il lavoro, la produzione e la manifattura emergono come componenti identitarie fortissime.
Gli elementi che più rappresentano la provincia, secondo i cittadini, sono:

  • Parmigiano Reggiano (44,3%)
  • Industria (29,3%)


La fiducia negli attori economici va soprattutto ai
piccoli e medi imprenditori (32,2%), mentre le Associazioni degli industriali risultano le realtà più attive nella rappresentanza delle imprese.

Settori percepiti come fondamentali:

  • industria metalmeccanica (38,8%)
  • industria alimentare (34,9%)


L’atteggiamento verso l’impresa è nettamente più positivo della media nazionale:

  • il 41,7% ha un orientamento esplicitamente favorevole (in Italia 17,7%)
  • solo il 6,1% si dichiara anti-impresa (in Italia 22,7%)


La competitività del territorio poggia soprattutto su:

  • qualità della manodopera (47,7%)
  • sistema scolastico tecnico-professionale e università (48%)
  • alto livello di cultura professionale (57,9%)
  • know-how manifatturiero (37,7%)


Reggio Emilia rimane, a tutti gli effetti, un territorio del lavoro.

5. L’identità reggiana: una “vita da mediano”

Dalla ricerca emerge il ritratto di una comunità:

  • concreta e laboriosa,
  • resistente alle crisi,
  • legata alle istituzioni,
  • sobria nei giudizi,
  • poco incline ai protagonismi,
  • ma profondamente solida.


Una comunità che vive, come canta Luciano Ligabue, una vera
“vita da mediano”:
stare nel mezzo, fare la propria parte, costruire valore giorno dopo giorno, senza cercare i riflettori.