Osservatorio qualità della vita – OsservaRE

REPORT EDIZIONE 2024

I Reggiani «In-certi»
La popolazione reggiana tra qualità della vita, trasformazioni sociali e ruolo dell’industria

In un contesto economico e sociale che cambia con una rapidità senza precedenti, anche a Reggio Emilia si affievoliscono i punti di riferimento tradizionali. La quotidianità è attraversata da transizioni continue, che generano spaesamento e un crescente senso di incertezza.
L’edizione 2024 dell’Osservatorio OSSERVARE, realizzata su un campione rappresentativo di 1.000 residenti nella provincia, fotografa con precisione questo scenario: una comunità «in-certa», nel doppio significato del termine. Da un lato incerta, segnata da timori, fragilità e condizioni socioeconomiche percepite in peggioramento; dall’altro certa, saldamente ancorata a radici profonde che continuano a orientare lo sviluppo del territorio.

Un territorio attraversato dall’“in-certezza”

La percezione economica mostra segnali di erosione:

  • Il 44,8% dichiara una riduzione delle risorse familiari (37,7% nel 2023);
  • Il 45,2% sente di essere sceso nell’“ascensore sociale”, con un forte svuotamento del ceto medio;
  • Il 48,6% percepisce un peggioramento della qualità della vita (+16,7 punti sul 2023).


Le preoccupazioni si diversificano e si “polverizzano”: diminuisce il peso del caro-vita, mentre crescono il timore per il futuro dei giovani, il cambiamento climatico e soprattutto la criminalità.

Allo stesso tempo, emergono in modo chiaro le ricadute della fragilità demografica, percepita come un problema già tangibile dal 66,9% dei reggiani. I motivi principali: costi elevati per le famiglie, scarsi servizi di sostegno, mancanza di stabilità lavorativa e, soprattutto, incertezza generale sul futuro.

L’incertezza coinvolge anche la gestione del territorio e la conoscenza dei fenomeni locali: quote significative della popolazione dichiarano di non avere informazioni sufficienti su immigrazione, università e fondi europei, elementi che condizionano la capacità di giudizio e decisione.

Le “certezze” che restano: industria, lavoro, coesione

Accanto alle ombre emergono con forza le radici solide del territorio. Per i reggiani, il motore dello sviluppo resta chiaro:

  • Industria: indicata dal 60,8% come settore chiave del passato e dal 57,8% come assi portante del futuro.
  • Agricoltura: riconosciuta da oltre la metà della popolazione come elemento imprescindibile della storia e dell’identità locale.
  • Capitale umano e formazione: la professionalità delle persone, la formazione tecnico-professionale e il ruolo dell’università sono ritenuti fattori competitivi distintivi.
  • Apertura e collaborazioni: il 77% chiede un rapporto più stretto tra imprese e scuole.
  • Coesione sociale: alti livelli di partecipazione, soprattutto tra i giovani, e un orientamento largamente positivo nei confronti dei migranti.


Il rapporto con l’impresa è particolarmente favorevole: quasi il 92% esprime una posizione positiva o moderatamente positiva, un dato nettamente superiore alla media italiana.

Uno sguardo al futuro

Il quadro generale resta complesso, ma si intravede un tenue miglioramento nelle aspettative economiche rispetto al 2023: il saldo tra ottimisti e pessimisti resta negativo (–37,6), ma supera il –41,4 dell’anno precedente.
Un segnale ancora fragile, ma significativo, in un contesto dove il tema centrale non è la mancanza di prospettive, bensì la sensazione diffusa di vivere in un tempo «in-certo», sospeso tra preoccupazioni e solide radici su cui continuare a costruire.

Nota metodologica

L’indagine è stata realizzata con interviste CATI e CAWI tra il 26 ottobre e l’11 novembre 2024, su un campione di 1.000 residenti nella provincia di Reggio Emilia, stratificato per genere, età, condizione sociale, livello di istruzione e area territoriale (Montagna, Pianura, Via Emilia, Reggio Emilia). La rilevazione è stata condotta da Questlab srl; progettazione e analisi a cura di Community Research & Analysis.